Coltivazione Tegumento
Tutti gli Artropodi hanno il corpo racchiuso in una capsula, chiamata tegumento. Esso costituisce un rivestimento ininterrotto ed impermeabile, che si introflette solo in corrispondenza degli orifizi. La sua funzione è di sostenere gli organi interni, consentire i movimenti e proteggere l’animale sia da avversità varie, sia dalla disidratazione. Il tegumento si può dividere in 3 strati: cuticola, epidermide e membrana basale.
La cuticola è rappresentata da altri 3 strati: l’epicuticola, la più esterna, è formata da una sostanza grassa (cuticolina) con lo scopo di impermeabilizzare il tegumento. A sua volta è costituito da uno strato lipoproteico (cemento) e uno strato ceroso (cuticolinico); l’esocuticola è composta principalmente da una proteina (sclerotina), che ha lo scopo d’irrigidire il tegumento; l’endocuticola, infine, è composta da chitina e resilina. La chitina (normal-acetil-glucosammina) dona maggiore flessibilità al tegumento, rendendolo più deformabile. É composta da un polisaccaride molto simile alla cellulosa, ma con un gruppo acetilammina per ogni molecola di glucosio che forma la catena. La resilina invece è una sostanza proteica con proprietà plastiche.
L’epidermide è lo strato secernente del sistema tegumentale, composto da cellule che hanno la funzione di produrre la cuticola e di regolare le varie fasi dell’accrescimento. Vengono prodotti quindi le sostanze proteiche (chitinoproteine), sostanze grasse (cuticolina e cere) ed i rispettivi enzimi di disfacimento (chitinasi e distasi, usati durante la muta).
La membrana basale è un tessuto connettivo che serve come isolante tra l’epidermide e la cavità interna (emocele), fungendo così da membrana protettiva dello stesso emocele. L’endoscheletro è formato da protuberanze rigide rivolte verso l’interno, con la funzione di fornire dei punti d’attacco ad organi e muscoli.
Perchè troviamo gli scheletri indigesti? La pianta avrà davvero mangiato qualcosa?
Una pianta carnivora si trova generalmente in ambienti carenti di minerali e di azoto. I minerali li ricava facilmente dal disfacimento delle parti molli dell’insetto. Per ottenere l’azoto, invece, deve processare le proteine, scomponendole in amminoacidi grazie ad enzimi proteolitici. Lo scheletro che rimane è composto quindi da lipidi e da chitina. Essendo la chitina un polisaccaride, la pianta non necessita di scomporla, visto che è capace di produrre biopolimeri simili da sè a partire dall’anidride carbonica. In alcune specie è tuttavia stato trovato tra gli enzimi digestivi, anche le chitinasi, che in questo caso sarebbe capace di degradare anche la chitina. Altri enzimi presenti sono anche le fosfatasi, le nucleasi (per degradare gli acidi nucleici quali DNA ed RNA), proteasi, peptidasi, esterasi etc. Sembra invece che per taluni autori non ci siano lipasi, e che i lipidi vengano quindi ignorati, o digeriti da microoganismi che vivono dentro alle trappole.
Altre informazioni utili: il loro sistema nervoso.
Il neurone è la cellula che costituisce il sistema nervoso. Sono costituiti dal corpo cellulare che contiene il nucleo e gran parte della massa cella cellula. Dal corpo, si propagano diversi prolungamenti ramificati, chiamati dendriti, e un singolo filamento lungo, ramificato all’estremità, chiamato assone. Più assoni formano una fibra nervosa, più fibre formano i nervi.
Lo stimolo viene ricevuto tramite i dendriti e l’impulso nervoso viene propagato tramite l’assone. La trasmissione tra un neurone e l’altro non viene per contatto, (tra l’uno e l’altro c’è sempre uno spazio), ma per l’emissione di sostanze eccitanti (adrenalina ed acetilcolina). Lo stimolo si ha quando c’è la liberazione di acetilcolina che stimola il dendrite della cellula successiva, e termina con l’inattivazione di questa sostanza con l’enzima colinesterasi.
Gli insetticidi a base di fosforganici e carbammati bloccano la colinesterasi, con un conseguente accumulo di acetilcolina e la morte dell’insetto. Generalmente agiscono in poco tempo, e funzionano con praticamente tutti i parassiti. Il problema risiede però nel colpire davvero il bersaglio. Se viene nebulizzato sopra un insetticida simile, e l’insetto vive nascosto nella pianta, l’effetto sarà decisamente blando. Stessa cosa se si tratta della cocciniglia cotonosa mentre è coperta dalla sua lanuggine cerosa. Gli insetticidi sistemici vengono assorbiti dalla pianta e traslocati attraverso il floema, cosicchè l’insetto, che sia protetto o meno, lo assorbirà insieme alla linfa di cui si nutre. Il problema dell’uso di queste sostanze, risiede se la molecola è poco degradabile e quindi persiste nella pianta. Avrà un maggiore effetto contro i parassiti, ma anche contro gli insetti utili, come insetti predatori ed impollinatori. Altri invece, come il piretro, hanno egual effetto ma si degradano nell’arco di qualche giorno. In ogni casi, l’uso di insetticidi così forti è da limitare a casi in cui non si può farne a meno, sia per una questione di sicurezza dell’operatore, sia per una questione ambientale.
Lotta biologica: quando gli insetti da prede diventano predatori.
Tra i vari rimedi che si hanno, c’è l’opzione della lotta biologica. Ovvero non usando prodotti di sintesi, ma usando patogeni o antagonisti naturali.
Esistono in commercio virus, batteri patogeni, nematodi parassiti, funghi e protozoi, ogniuno con un effetto più macabro dell’altro, ma decisamente efficaci.
In argomento con la morfologia dell’insetto, c’è d’accennare circa l’associazione tra l’apparato boccale del parassita,con l’antagonista che si vuole usare.
Liberarsene in modo naturale
Uno dei rimedi più diffusi nella lotta biologica è l’uso del batterio Bacillus thuringiensis, che però funziona solo con insetti dotati di apparato masticatore (es: bruchi), che ingeriscono quindi il batterio insieme al cibo. Non funziona invece con specie dotate di apparato boccale pungente-succhiante (tipo gli afidi). Questo batterio, una volta ingerito, produce cristalli proteici tossici, formato da delta-endotossina. Si attiva a pH alcalini (9.5-12, caratteristici dell’ambiente intestinale dei Lepidotteri). La tossina causa la paralisi dei muscoli dell’apparato digerente, degenerazioni necrotiche e lesioni. Le lesioni permettono ai batteri (compresi quelli della flora intestinale) di passare nell’emocele, provocando setticemie e uccidendo l’animale. Le stesse tossine sono invece innoque per noi, in quanto la tossina non si può attivare nel nostro ambiente intestinale.
Altri insetti utili nella lotta biologica, sono gli insetti predatori o gli antagonisti. L’effetto ovviamente non è immediato, e il parassita da combattere spesso non scompare, ma la sua popolazione rimane in equilibrio con quella del predatore. L’efficacia inoltre dipende molto anche dalle condizioni che trova l’antagonista.
Alcuni insetti si predano attivamente del parassita, come accade con le coccinelle e le loro larve, che si cibano in grandi quantità di afidi. Altro esempio è dato dall’acaro Phytoseiulus persimilis che si nutre del ragnetto rosso Tetranychus urticae. In altri casi l’effetto del controllo della popolazione non è dato da un rapporto di predazione, ma di parassitismo. Un esempio comune è quello delle vespe icneumonidi che depositano le loro uova dentro al corpo di insetti o altri artropodi (tra cui le cocciniglie) con lo scopo di sfruttare l’ospite sia come incubatrice vivente, sia per fornire cibo vivo alle larve appena nate.



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